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sabato 16 maggio 2015

Giovani News n. 4 - 2015


Stamattina abbiamo distribuito, in tutte le case di Comabbio, il nuovo numero di Giovani News.

In esso sono presenti 3 articoli incentrati sul 'disastro Cooperativa' e due sulle varie proposte che abbiamo presentato al Consiglio Comunale del 30 aprile scorso.

Buona lettura!

sabato 17 gennaio 2015

CENSURA: Tentativo Sventato

Fonte: varesenews.it
Il 23 dicembre 2014, in apertura di Consiglio Comunale, il sig. Sindaco ha letto la seguente dichiarazione, palesemente (e innegabilmente) riferita a noi:

«In apertura di seduta ritengo opportuno rimarcare che l'Amministrazione comunale stigmatizza recisamente  ogni condotta di raccolta di immagini non autorizzate entro e a margine delle sedute di questo consiglio comunale e, a maggior ragione, ogni forma di improprio utilizzo anche attraverso social media di tali immagini, in violazione dei diritti alla riservatezza e alla onorabilità del corpo politico, dei suoi appartenenti e di tutti coloro che partecipano al più importane momento di vita democratica comunitaria.
L'amministrazione comunale ritiene che l'esercizio del diritto di critica politica, pur in ogni forma anche aspra, non debba comunque mai travalicare tali limiti. L'amministrazione comunale, nel riservarsi ogni più ampia forma di tutela a fronte di tali comportamenti, ribadisce la piena recettività dei principi e delle norme espressi dal regolamento del consiglio comunale, in particolare dall'art. 38, III comma T.U.O.E.L. che recita: "il Consiglio ha potestà di disciplinare, con apposite norme regolamentari, ogni aspetto attinente al funzionamento dell'assemblea". 
La presente comunicazione viene formulata nell'auspicio che condotte non conformi con le norme da ultimo registrate e con i più elementari precetti su cui deve trovare fondamento la vita politica in questo comune non abbiano più a ripetersi».


Ma cos'è accaduto? 
Dove avremmo effettuato una «raccolta di immagini non autorizzate»?
E dove avremmo fatto un «improprio utilizzo» di tali immagini?
Quando e dove avremmo violato la legge sulla privacy?
In sostanza: di cosa ci ha accusato?

Lo spieghiamo noi, visto che al sig. Sindaco sono sfuggiti alcuni particolari e visto che, con questa dichiarazione, il sig. Sindaco ci ha accusato di aver commesso un reato che in realtà non abbiamo commesso, stando alla legge.

Il 29 novembre 2014, prima che il Consiglio avesse inizio, il nostro collega sig. Lorenzo Frascotti si è recato dal Segretario Comunale dott. Antonio Basile e, in presenza del sig. Sindaco, ha domandato se fosse possibile scattare e divulgare delle fotografie del Consiglio all'opera.

Il Regolamento, infatti, non lo vieta; ed infatti, la risposta del sig. Segretario è stata affermativa.

 Così, il nostro collega sig. Lorenzo Frascotti ha scattato due fotografie e, il giorno dopo, le abbiamo aggiunte ad un articolo sul nostro sito internet (clicca qui).

Un mese dopo il sig. Sindaco ci ha accusato, con la sopracitata dichiarazione, di aver raccolto in modo abusivo quelle immagini fotografiche e che, sì facendo, abbiamo leso i «diritti alla riservatezza e alla onorabilità del corpo politico».

Ma non è stato lo stesso Segretario ad autorizzarci? E il sig. Sindaco non era forse lì che ascoltava? Non ha visto il sig. Lorenzo Frascotti che si alzava e girava per la sala scattando fotografie? E se l'ha visto, come mai non glielo ha impedito, visto che, secondo lei, è una cosa contro-legge?

E non è stato lo stesso Garante della Privacy, in un parere dell'11 marzo 2002, a sostenere che pubblicare immagini dei Consigli Comunali non sia violazione della privacy? (Clicca qui per leggere il parere del Garante).

E non è forse la legge a sostenere che per esserci una violazione della privacy dovrebbe verificarsi una diffusione di immagini non autorizzate? Nel caso di specie l'autorizzazione è stata richiesta e accordata, il Garante è dalla nostra parte e non esiste un articolo del Regolamento che vieti di fare quello che abbiamo fatto noi.

La dichiarazione del sig. Sindaco ci diffama e lede la nostra onorabilità. E l'atto è tanto più grave in quanto commesso in una sede istituzionale, nelle vesti di sindaco, nonché messo a verbale!

C'è poi un'altra cosa che ci lascia alquanto interdetti. Il sig. Sindaco, nella sua dichiarazione, richiama un articolo di legge che dice, banalmente, che il Consiglio può disciplinare qualunque aspetto lo riguardi direttamente, incluse le fotografie del Consiglio Comunale. 


Il dott. Dario Leoni, a tal riguardo, ha fatto notare al sig. Sindaco una cosa molto semplice: se davvero non le piace che si pubblichino fotografie, perché non lasciare che sia il Consiglio stesso a decidere? Perché non ha presentato il testo di un apposito Regolamento che impedisse di scattare fotografie? Perché si è limitata ad una dichiarazione senza alcun valore legale e per di più sbagliata nella sua impostazione (oltre che diffamatoria)?

Invitiamo il sig. Sindaco ad essere più accorta e a non più mettere a verbale dichiarazioni fuorvianti e diffamatorie nei nostri riguardi (poiché il riferimento a noi è palese). La invitiamo a non più accusarci di aver agito contro la legge e i regolamenti quando, in realtà, li abbiamo rispettati in pieno. E la invitiamo a presentare un regolamento che vieti di scattare fotografie al Consiglio perché, se proprio è sua intenzione vietarlo, questo è ciò che deve fare.

Attualmente, infatti, a Comabbio è pienamente consentito scattare e divulgare fotografie del Consiglio Comunale. E noi lo faremo ancora. E ciò in forza dell'art. 25 della Costituzione che vieta di punire un cittadino per un qualcosa che non è espressamente vietato dalla legge (principio di legalità).

Smetteremo di farlo solamente quando a Comabbio verrà approvata un regolamento che ce lo impedisce, anche se nutriamo forti dubbi circa la legittimità di un simile regolamento. 

Per intanto abbiamo scritto al sig. Sindaco una lettera (qui sotto allegata) in cui chiediamo che la nostra replica sia pubblicata sul sito internet del Comune. In difetto di ciò, ci riserviamo di procedere per altre vie al fine di tutelare la nostra onorabilità che il sig. Sindaco ha infangato con la sua dichiarazione.

sabato 3 gennaio 2015

A proposito di FARMACIA

Attualmente a Comabbio esiste solo un dispensario farmaceutico, aperto pochi giorni alla settimana, per poche ore e per di più in cima a due rampe di scale.



Già il 15 maggio dell'anno passato avevamo segnalato questa difficoltà per i molti anziani che dipendono da quel dispensario, non essendo automuniti. Avevamo proposto una soluzione molto semplice: trasferire il dispensario nel nuovo edificio ex Cooperativa, vicino agli ambulatori medici di base (clicca qui).

Non era una novità: nel progetto originario del nuovo edificio ex Cooperativa era prevista la farmacia all'interno della struttura, e noi, all'epoca, eravamo più che d'accordo. In seguito, l'Amministrazione cambiò idea, con nostro disappunto, e per lungo tempo la sollecitammo a ritornare sui suoi passi.

Il 6 giugno di quest'anno, con l'inizio della nuova legislatura, avevamo subito riproposto tale soluzione all'Amministrazione, in forma di emendamento alle Linee Programmatiche di Mandato (clicca qui), ma la nostra proposta fu bocciata senza una valida giustificazione.

La data di fine lavori del nuovo edificio ex Cooperativa è stata fatta slittare per cinque volte e attualmente è prevista per il primo trimestre del 2015 (clicca qui). Data la prossimità temporale, vogliamo riproporre per l'ennesima volta questa soluzione, certi che la nostra perseveranza alla fine verrà premiata. 

Immaginate un anziano signore che deve andare dal dottore; l'ambulatorio si troverebbe nel nuovo edificio ex Cooperativa. Egli si reca dal suo medico e, conclusa la visita, il dottore gli prescrive alcuni farmaci. L'anziano signore, a quel punto, dovrebbe uscire dal nuovo edificio ex Cooperativa, attraversare la piazza dove passano le automobili, farsi due rampe di scale e altri cinque gradini prima di giungere al dispensario farmaceutico. 


Nell'immagine è ritratto il Palazzo Municipale. Come si vede, raggiungere il dispensario che si trova in cima a quelle scale non è propriamente agevole per una persona anziana

Nel nuovo edificio ex Cooperativa c'è spazio sufficiente a collocare il dispensario sullo stesso piano dei medici di base. L'anziano signore, invece che andare in pellegrinaggio dall'altra parte della piazza arrampicandosi in cima a due rampe di scale, non dovrebbe far altro che uscire da una porta ed entrare in un'altra. 

Certo, non è la soluzione a tutti i problemi più gravi che attanagliano la vita di tutti i giorni, ma sarebbe senza dubbio un piccolo grande sollievo sia ai molti anziani che vivono in paese, sia alla logica stessa.

La nostra proposta è stata presentata stamane in Comune e sarà inserita all'ordine del giorno del primo Consiglio Comunale in programma.


martedì 23 dicembre 2014

Unione dei Comuni. MA SIAMO MATTI?

Consiglio Comunale «straordinario» del 23 dicembre 2014 
Cosa è successo



Sono passati 7 mesi dall'ultima volta che a Comabbio si è sentito parlare di «Unione dei Comuni». Nessuno, già allora, era riuscito a capire cosa fosse, dato che si tratta di una materia difficile che sembra fatta apposta esclusivamente per tecnici e burocrati. Da quel momento in poi, per sette mesi, non se n'è più saputo nulla. Fino a 4 giorni fa.

Nel pomeriggio del 19 dicembre scopriamo che il sig. Sindaco ha convocato un Consiglio Comunale per il 23 dicembre 2014 alle 20.30, un'adunanza «straordinaria».

Ci siamo subito domandati quale emergenza avesse imposto al sig. Sindaco di convocare un Consiglio «straordinario». Siamo andati a vedere ed ecco la sorpresa: ben 8 convenzioni coi comuni di Ternate, Varano e Mercallo per la Gestione Associata dei Servizi.

Un fulmine a ciel sereno. In 4 giorni avremmo dovuto studiarci una trentina di pagine piene di articoli e codicilli, valutarle e decidere come votare.

Ma cos'è questa «Gestione Associata dei Servizi»? Seguiteci con attenzione perché ciò di cui parleremo cambierà il futuro di tutti nel giro di qualche mese.

Accadde questo. Uno dei tanti governi succedutisi in Italia negli ultimi 5 anni ha varato l'ennesimo smacco per i Comuni italiani. Invece che tagliare le spese laddove sarebbe stato più semplice, lo Stato è andato a battere cassa dalle uniche istituzioni che in Italia funzionino veramente: i Comuni stessi.

In sostanza, lo Stato ha detto ai Comuni: «Voi costate troppo» e ha imposto a quelli con meno di 5.000 abitanti di contrarre un matrimonio forzato. Comunione dei beni in piena regola: bilanci, servizi, personale, tutto avrebbe dovuto diventare «condiviso» e «unito», al fine di raggranellare qualche milione di euro.

La legge che impone tutto ciò risale al 2012. Secondo questa stessa legge, i comuni con meno di 5.000 abitanti avrebbero dovuto unirsi entro e non oltre il 31 dicembre 2014, di modo da raggiungere almeno i 5.000 abitanti.

 In realtà, la legge in questione prevede una forma un po' più «progressiva». Invece che passare subito al «matrimonio forzato», essa impone ai comuni una «convivenza forzata» di qualche anno, prima di celebrare il matrimonio. Ossia, impone la così detta «Gestione Associata dei Servizi». Ogni comune continua a mantenere la propria identità, elegge il suo sindaco e il suo Consiglio Comunale, ma il personale, i bilanci, la pianificazione territoriale, il fisco, quasi tutti i servizi insomma devono essere «associati», ossia uguali e condivisi per tutti, togliendo ai singoli comuni sempre più libertà di scelta. L'obiettivo finale è, nei fatti, fondere i piccoli comuni affinché in Italia non ne esistano più con meno di 5.000 abitanti (abolendone all'incirca qualche migliaio).

La legge in questione, in realtà, è ancor più progressiva: non chiede ai comuni di decidere i dettagli dell'operazione tutti subito, ma impone solamente di mettere nero su bianco almeno le «linee guida» entro e non oltre il 31 dicembre 2014.

In pratica, entro questa data i comuni dovevano costruire almeno la scatola vuota, da riempirsi in seguito.

Era dal 2012 che si sapeva tutto ciò. E, a quanto pare, erano mesi che il Comune di Comabbio stava in trattativa con i comuni di Varano, Ternate e Mercallo per fare la «Gestione Associata dei Servizi». Ma dopo quasi due anni, il termine ultimo del 31 dicembre era alle porte e non avevano ancora deciso niente, e men che meno scritto una sola frase.

Improvvisamente, si sono resi conto di quanto i tempi stringessero. Nel giro di qualche giorno hanno buttato giù 8 convenzioni, poi hanno convocato d'urgenza i  rispettivi Consigli Comunali per approvarle, a soli 8 giorni dalla scadenza di legge pur avendo avuto ben 2 anni di tempo. 

E qui arriviamo al 19 dicembre. Riceviamo la convocazione del Consiglio in via «straordinaria», leggiamo le 8 convenzioni e ci domandiamo «Cos'è questa roba?». In 7 mesi nessuno si è degnato di informarci che fossero in corso delle trattative, nessuno ha pensato che un nostro parere sarebbe stato non solo gradito, ma soprattutto doveroso visto che rappresentiamo (con Comabbio in Movimento) i 2/3 dei Comabbiesi. Nessuno ci ha detto che si stava decidendo su questioni che cambieranno moltissimo la vita dei cittadini già a partire dal 2015. Insomma, non siamo stati minimamente presi in considerazione, si è fatto tutto come se non esistessimo. 

Ci siamo, semplicemente, trovati fra le mani quelle 30 pagine che parlavano di un qualcosa di cui non sapevamo niente.

Non solo, ma ci veniva imposto di studiarcele tutte in 4 giorni e di votarle. Viene da chiedersi: ma siamo matti?

Ci siamo comunque riusciti. Abbiamo buttato due giorni di lavoro nello studio di tutte le normative, dei documenti vari, ne abbiamo parlato con gli altri sindaci e coi capigruppo delle opposizioni negli altri comuni. Abbiamo fatto, insomma, gli straordinari.

E abbiamo scoperto una cosa sconcertante. Quei documenti sono sì delle «linee guida», delle scatole vuote dove si decide sostanzialmente nulla. Ma c'è un qualcosa di molto, molto inquietante: tutte le decisioni, tutto il funzionamento della Gestione Associata, tutti i dettagli vengono demandata ad una «Conferenza dei Sindaci». 

Per farla breve. Una volta approvate quelle 8 convenzioni, tutte le decisioni sarebbero prese da 4 persone: i sindaci dei 4 comuni associati. E non si tratta di decisioni leggere: riguardano il fisco, il bilancio, il piano regolatore, il personale, la polizia locale etc. Sono decisioni che stravolgeranno completamente la vita amministrativa e quella dei cittadini. E tutto questo senza più dover chiedere anche solo un parere ai rispettivi Consigli Comunali.

Tutto, insomma, dipenderebbe dalla volontà e dalle capacità di trattativa del nostro sig. Sindaco. Il Consiglio Comunale, che rappresenta il popolo sovrano, non avrebbe più alcuna voce in capitolo. Quelle 4 persone farebbero il bello e il cattivo tempo senza minimamente curarsi del parere dei cittadini.

Facciamo un semplice esempio. In quei documenti viene detto che verrà costituito una sorta di «super-corpo» di Polizia Municipale, cui aderiranno tutti i vigili urbani dei quattro comuni. Va bene... ma come? Secondo quali modalità? Quanto tempo dovrà destinare il nostro agente al servizio fuori dai confini comabbiesi? Chi sarà a capo di questo corpo? Come verrà finanziato? Tutto ciò non lo troviamo nei documenti che ci hanno chiesto di votare in fretta e furia; c'è solo scritto che se ne occuperà non il Consiglio Comunale di ogni singolo paese, ma la «Conferenza dei Sindaci». Ossia si riuniranno i quattro intorno ad un tavolo e cercheranno di trovare un accordo.


Ma siamo davvero sicuri che il nostro sig. Sindaco sarà in grado di difendere gli interessi di Comabbio e dei Comabbiesi a quel tavolo? Siamo sicuri che tutta questa roba non si risolverà in un danno enorme per tutti noi? In effetti, Comabbio è il più piccolo dei quattro comuni, il più carente di servizi, e ci fa alquanto pensare che come comune capofila si sia scelta Ternate che, fra i quattro, è il più ricco e potente.


E ci chiediamo: come poteva il sig. Sindaco, in campagna elettorale, parlare dei presunti vantaggi di tutta questa operazione se ancora non conosceva quali sarebbero state le modalità? E come potrà giustificare tutto ciò ai cittadini senza offrire loro uno straccio di certezza? Tutto, infatti, è ancora indefinito, nebuloso e dannatamente incerto.


C'era un altro modo di assolvere all'obbligo di legge senza generare questo mostro giuridico: decidere tutto prima del 31 dicembre. Bastava sedersi intorno ad un tavolo e stabilire, fin da subito, tutte le clausole, le ripartizioni percentuali, gli obblighi finanziari, le modalità, senza lasciare il tutto nell'indefinito; dopodiché sarebbe bastato sottoporre questi accordi, con largo anticipo, ai Consigli Comunali dei singoli comuni. Si avrebbe avuto anche il tempo materiale per proporre degli emendamenti. In pratica, tutto sarebbe stato deciso non da una singola persona, ma dai cittadini stessi per mezzo del loro rappresentante, il Consiglio Comunale, togliendo dalle mani della «Conferenza dei Sindaci» questa incombenza e limitando fortemente le possibilità discrezionali del sig. Sindaco in nome della democrazia.


Ed invece si sono fatte le cose di corsa e si è preferito «non decidere per il momento». Ma la cosa più grave è che il destino di tutti i Comabbiesi, da oggi, sarà nelle mani del sig. Sindaco: ella dovrà sedersi intorno ad un tavolo e trattare con gli altri 3 sindaci. E di fronte alle pretese di comuni ben più potenti e ricchi come Ternate, Varano o Mercallo, riuscirà a non soccombere? Voi che ne pensate?


Per noi, votare a favore avrebbe significato, difatti, assegnare una delega in bianco al sig. Sindaco, aprirle un credito illimitato di fiducia, lasciare che ella decidesse se dare o meno il colpo di grazia al Comune di Comabbio senza minimamente opporci.

Ma siamo matti?

Come al solito, si è trattato di un totale arbitrio da parte del sig. Sindaco, una grave mancanza di rispetto nei nostri riguardi. Non siamo mai stati informati di quanto si stesse decidendo, non è mai stato richiesto un nostro parere. Se si fossero riuniti per decidere sul Torneo Intercomunale di Scopone senza dire nulla né a noi né ai cittadini, l'avremmo perdonata; ma qui si parla del primo passo verso l'abolizione del Comune di Comabbio! Improvvisamente, ci è stato chiesto di firmare un assegno in bianco con soli 4 giorni di preavviso. Ma siamo matti?

Noi non facciamo alcuna delega in bianco, ci mancherebbe. Piuttosto, avremmo preferito:

A) Essere avvisati almeno qualche mese fa.
B) Averne discusso preventivamente col sig. Sindaco.
C) Che in quelle convenzioni si specificassero da subito tutti i dettagli, invece che demandarli ad un organo extra-consigliare che il Consiglio non può controllare.
D) Che i cittadini siano resi partecipi delle decisioni, invece che doverle sempre e solo subire.

Per questo motivo, per il fatto che non passiamo né concedere deleghe in bianco, né sapere se le 8 convenzioni giovino o meno ai comabbiesi, né decidere su questioni di una simile portata in soli 4 giorni, abbiamo deciso di abbandonare l'aula.

E' l'atto più eclatante che un'opposizione possa compiere. Essa decide non solo di non votare, ma addirittura di non partecipare alla discussione. E' come se dicesse: «Avete deciso tutto voi senza dirci nulla e senza chiederci un parere? Votate voi le vostre stesse decisioni, noi ce ne andiamo!». E' un atto di protesta forte e risoluto, di chi è stato preso fin troppo in giro e non vuole più essere raggirato, di chi, giustamente, inorridisce di fronte ad una conduzione così disastrosa.

Ed è stato così. Al Consiglio Comunale del 23 dicembre 2014, il nostro capogruppo dott. Dario Leoni ha letto la dichiarazione di voto, dopodiché si è alzato e, insieme al dott. Alessandro Crepaldi, si è seduto in mezzo al pubblico.

Speriamo che il messaggio sia arrivato forte e chiaro alle orecchie della Maggioranza. Così non si può andare avanti: o si cambia oppure sarà sempre peggio. Che ci voleva a convocarci qualche mese fa? Che ci voleva a coinvolgere noi che rappresentiamo non uno, non due, ma 237 cittadini comabbiesi? E se proprio doveva fare le cose di fretta, che danno avrebbe arrecato il concederci qualche giorno in più per analizzare la questione e discuterne con calma? 


Così come è stata posta, la vicenda è stata un'aperto spregio del valore democratico dal Consiglio Comunale, un ricatto bell'è buono: si è aspettato l'ultimo minuto pur avendo avuto 2 anni a disposizione, si sono sottoposte al Consiglio 8 bozze con appena 4 giorni di preavviso. Ma sapete qual è il colmo? Che se solo uno dei 4 Consigli Comunali non le avesse approvate, come previsto dalla legge tutti e 4 i comuni sarebbero stati commissariati dal Prefetto. Cioè si è trattato di un ricatto in piena regola e di una forzatura inaccettabile: o approvare quei documenti così com'erano (ossia colmi di aspetti anti-democratici), oppure vedere il proprio Comune commissariato dal Prefetto. 

E tutto questo perché, in 2 anni, non sono riusciti a trovare un accordo e, dopo 722 giorni, si sono ridotti a decidere a 8 dalla scadenza di legge. 

Complimenti.

sabato 29 novembre 2014

Fine dei Giochi

L'Amministrazione, con un voto contrario, chiude la porta in faccia alle Opposizioni... definitivamente.



Ci spieghiamo ancora una volta. Perché i Giovani Per Comabbio ce l'hanno su con queste «Commissioni Consigliari Permanenti»? Cosa sono? Perché sono così importanti? Sono solo tecnicismi? Tutt'altro.

In un articolo di L. Frascotti, pubblicato sul nostro giornale a giugno di quest'anno, si faceva notare una cosa molto semplice: in Consiglio Comunale, a causa di alcune inefficienze della Legge Elettorale in vigore, l'attuale Maggioranza rappresenta sono 1 comabbiese su 3, mentre le Opposizioni rappresentano 2 comabbiesi su 3. Di fatti, chi oggi amministra i comabbiesi rappresenta la minoranza di loro.

Dato che questa situazione è alquanto contraria al concetto di «democrazia» (che prevede, come punto fondamentale, il governo della maggioranza dei cittadini), e dato il fatto che ormai il danno è fatto e non conviene piangere sul latte versato, ci si aspetterebbe che, per lo meno, l'Amministrazione ascoltasse e coinvolgesse quella che è la maggioranza effettiva dei cittadini, ossia quel 62 % di comabbiesi che hanno votato per le Opposizioni e che da esse sono rappresentate.

C'è solo un «ma»: per fare in modo che le Opposizioni siano coinvolte nelle scelte operate dalla Maggioranza attualmente, a Comabbio, non esiste alcuno strumento istituzionale. Attualmente, le Opposizioni sono estromesse TOTALMENTE da qualunque decisione e, per di più, sono informate solo a cose fatte. L'Amministrazione tiene a debita distanza le Opposizioni, non le coinvolge e non ascolta i suggerimenti che da esse provengono.

Lo abbiamo immediatamente sperimentato al Consiglio Comunale del 6 giugno 2014, quando furono bocciati tutti e 5 gli emendamenti da noi proposti alle Linee Programmatiche di Mandato. Lo vediamo tutti i giorni, quando scriviamo delle proposte su questo sito internet, indirettamente indirizzate all'Amministrazione, senza che esse siano messe in opera da chi ha il potere di farlo.

Questo atteggiamento appare il sintomo di un modo di fare politica che si può definire «per partito preso». E sembra paradossale constatare che non vi sia nulla di nuovo: era lo stesso approccio che aveva la precedente Amministrazione nei confronti dell'Opposizione.

Le Commissioni Consigliari Permanenti sono l'unico strumento che il Regolamento mette nelle mani del Sindaco e della Maggioranza per coinvolgere, finalmente, le Opposizioni e per far sì che esse collaborino alle scelte e alle decisioni. Sono dei tavoli (per l'appunto «Permanenti»), a cui siedono membri della Maggioranza e dell'Opposizione per discutere delle questioni che vengono sottoposte all'attenzione del Consiglio, prima che esse vengano messe ai voti. Non costano quasi niente per le casse comunali e non rallentano minimamente l'iter procedurale.

Tutti devono sapere che non esiste alcun altro sistema sulla faccia della Terra che ci consentirebbe di collaborare alle decisioni che vengono prese.

È questo che, con una mozione al Consiglio Comunale del 29 novembre 2014, abbiamo chiesto, ai sensi dell'art. 8 e ss. del Regolamento del Consiglio Comunale di Comabbio. Abbiamo proposto di istituire due Commissioni Permanenti: una per la Gestione del Territorio (edilizia, urbanistica, lavori pubblici e materie attinenti), e una per gli Affari Generali (bilancio e finanza, cultura e servizi sociali).

Ma la nostra mozione è stata bocciata categoricamente, con giustificazioni poco credibili. Con questo voto contrario, l'Amministrazione ha pubblicamente ammesso di non avere alcuna intenzione di ascoltare quel 62% di cittadini che sono rappresentati in Consiglio dalle Opposizioni, ha dichiarato che intende procedere ignorando la maggioranza effettiva dei Comabbiesi. Ma soprattutto, ha reso inutile la nostra permanenza all'interno del Consiglio Comunale: a che serviremo d'ora in avanti? Ad alzare la mano e a fare presenza? A proporre idee su idee, progetti su progetti, iniziative su iniziative che siamo sicuri non verranno neppure presi in considerazione? 

Noi non ci stiamo! Chiediamo che l'Amministrazione dimostri la maturità sufficiente a non guardare da che parte provengano le buone idee, chiediamo di essere ascoltati, che le nostre proposte vengano valutate. L'Amministrazione non è perfetta, talvolta sbaglia, fa scelte poco giuste e noi esistiamo per evitare che ciò accada: per migliorare le decisioni prima che siano prese in maniera definitiva, per proporre soluzioni a cui l'Amministrazione non aveva pensato, per fornire un diverso punto di vista sulle questioni. Ascoltare più pareri, infatti, porta a fare scelte più giuste, e noi non chiediamo di interferire col lavoro dell'Amministrazione, ma di fornire il nostro parere e le nostre proposte, sicuri che esse siano valutate, discusse e, se appropriate, accolte e messe in pratica.

La collaborazione fra Maggioranza ed Opposizione non contrasta minimamente col diritto di critica che ogni Opposizione deve poter esercitare. Infatti, ogni Amministrazione di buonsenso dovrebbe saper incassare la giusta critica fatta coi giusti modi, e contemporaneamente mantenere un rapporto di collaborazione con le Opposizioni. Solo in questo modo si può avere una Democrazia giusta e un'Amministrazione efficiente.

Noi non molliamo: riproporremo ancora la nostra mozione ogni qualvolta ce ne sarà l'occasione, sicuri di un ravvedimento dell'Amministrazione. 

Ma ci auguriamo che questo ravvedimento avvenga il prima possibile.

martedì 25 novembre 2014

Consiglio Comunale - 29 novembre 2014


Sabato 29 settembre 2014, alle ore 12.00, è stato convocato il quarto Consiglio Comunale del presente mandato.

In esso, fra l'altro, sarà votata una nostra importantissima mozione per la costituzione delle Commissioni Consigliari Permanenti. Questa mozione sarà il banco di prova per verificare se le promesse di collaborazione fra Maggioranza ed Opposizioni verranno mantenute oppure no.

Sulla questione abbiamo già scritto 3 articoli che invitiamo a rileggere:

Vogliamo Rispetto  (clicca qui)
La rivincita degli «incompetenti»  (clicca qui)
Quanto guadagna un Consigliere Comunale  (clicca qui)


Come al solito, rinnoviamo il nostro invito a partecipare numerosi.

sabato 22 novembre 2014

Quanto guadagna un CONSIGLIERE Comunale



Il 17 novembre di quest'anno è stato liquidato a tutti i consiglieri comunali il loro compenso per l'anno 2014 (Det. Segr. Gen. n. 24 del 17/11/2014). 


In tutto, il Consiglio Comunale (il «Parlamento» di Comabbio) è costato alle casse comunali 168,00 €, quello che guadagna un semplice commesso del Senato Italiano in poco più di un'ora di lavoro.


Il singolo consigliere comunale ha percepito, dall'inizio dell'anno, la somma «astronomica» di 21 € lordi. 

Dato il costo a dir poco ridicolo del nostro Consiglio Comunale, abbiamo più e più volte chiesto al sig. Sindaco di sfruttarlo maggiormente, istituendo le Commissioni Consiliari Permanenti. In una qualunque democrazia, infatti, il Parlamento è più importante del Governo. Ma a Comabbio il «Parlamento», ossia il Consiglio Comunale, si limita semplicemente a ratificare decisioni già prese nelle segrete stanze della Giunta (il «Governo»).


Il Consiglio Comunale è divenuta una formalità che dura una mezzora (se va bene) o 10 minuti scarsi (se va male), effettuato in maniera a dir poco sbrigativa e tale per cui ci chiediamo se abbia ancora un senso, circondato da una sala costantemente semi-deserta perché nessuno sente cosa si stiano dicendo quelle 12 persone sedute intorno ad un tavolo.


Visto che costa così poco, che ci vuole a renderlo un vero luogo di confronto dove Maggioranza ed Opposizione possano collaborare alle decisioni da prendersi? Perché dovrebbe continuare ad essere un grigio ritrovo serale dove la discussione è limitata a pochi minuti e dove tutte le decisioni (diciamo le cose come stanno) sono state prese in un'altra sede? 

Così com'è ora, il Consiglio Comunale è privato della sua missione: essere un luogo in cui le proposte prima vengono vagliate, poi discusse, poi migliorate e infine votate. Oggi come oggi chi fa parte della Maggioranza non apre quasi mai bocca e gli unici che si prendono la briga di discutere sono i membri dell'Opposizione; pochi minuti di discussione e via col voto. Ed è così che i documenti entrano ed escono dal Consiglio senza che mai vi sia apportata una qualche modifica. Negli ultimi decenni non è mai capitato che una sola virgola dei documenti che sono stati posti all'attenzione dei consiglieri sia stata modificata.

E' palese che un'istituzione che non fa altro che recepire e votare decisioni senza mai apportarvi modifiche sia sostanzialmente un'istituzione priva di motivi che ne possano giustificare l'esistenza.



L'istituzione delle Commissioni Consiliari Permanenti consentirebbe di ridare un senso al Consiglio. Tramite queste istituzioni (espressamente previste dal Regolamento del Consiglio Comunale di Comabbio) i consiglieri (pur sempre pagati con una somma «simbolica») potranno finalmente partecipare alle decisioni, invece che essere convocati una tantum per alzare la mano e fare presenza. Potranno realmente incidere sulle decisioni prese dall'Amministrazione, potranno essere adeguatamente informati di tutto senza dover attendere che venga pubblicato un foglio di carta sull'Albo Pretorio, potranno agire prima che le decisioni siano irrevocabili. E i documenti potranno finalmente essere «migliorati» prima della definitiva approvazione.



Oggi, il nostro piccolo «Parlamento» comunale estromette del tutto le Opposizioni, che rappresentano il 62% dei comabbiesi, le costringe a non avere alcuno strumento per «collaborare» alla cosa pubblica, spreca le energie di tante persone che vorrebbero collaborare anch'esse e che hanno la competenza e l'esperienza per farlo. Questo sì che è uno spreco che non possiamo tollerare.


Ma soprattutto siamo stanchi di sentirci dire che potremmo collaborare anche noi quando gli stessi che ci dicono ciò sanno benissimo che in assenza di Commissioni Consiliari Permanenti non abbiamo alcuna possibilità di «collaborare».

Per questo nel Consiglio Comunale che si celebrerà sabato 29 novembre alle ore 12.00 abbiamo avanzato una mozione per l'istituzione delle Commissioni. Nei giorni scorsi, tuttavia, il sig. Sindaco ci aveva anticipato (in maniera poco ortodossa, clicca qui) che la nostra mozione sarebbe stata respinta. Speriamo ancora in un ravvedimento dell'ultimo minuto.



Facciamo una proposta al sig. Sindaco: visto che il Consiglio, così com'è, non serve a niente, e visto che ha già dichiarato per iscritto di non avere alcuna intenzione di istituire le Commissioni Consiliari Permanenti, perché non abolirlo? Farebbe risparmiare ai contribuenti 168,00 €. 

domenica 16 novembre 2014

Pioggia, FRANE e disastri. Solo «eventi straordinari»?


La frase «rischio idrogeologico» evoca sempre paura e indignazione. Paura perché presuppone il rischio di possibili disastri naturali (se ne vedono tanti in giro...), indignazione perché tali disastri sono quasi sempre accompagnati da immense polemiche sulla cattiva gestione del territorio. Eventi che, purtroppo, non possono più essere considerati «straordinari» poiché i dati scientifici ne dimostrano la sempre maggiore frequenza.

Pochi giorni fa, a causa delle piogge straordinarie che si sono verificate, mentre a Sesto Calende, Laveno Mombello, Luino, Arona etc. esondava il Lago Maggiore, a Comabbio si verificavano consistenti allagamenti sulla Superstrada (con il tracciato chiuso al traffico per ore) che hanno danneggiato anche alcune proprietà private, ma anche piccoli disastri in via Busen, con le griglie di scolo dell'acqua piovana che, stracolme di detriti, non ce la facevano più, trasformando la via in un torrente in piena. I torrenti (quelli veri) erano a tal punto saturi di detriti che a malapena riuscivano a portare l'acqua da monte a valle. Le condutture che trasportano l'acqua si sono dimostrate, spesso, inadeguate, causando l'«esplosione» di alcuni tombini. Tutto ciò è stato ampiamente documentato dai cittadini, alcuni dei quali ci hanno telefonato, allarmati, proprio nel mentre che succedevano questi eventi.

Il 17 maggio di quest'anno, su questo stesso sito internet, avevamo già segnalato il problema di via Busen, inascoltati (clicca qui). Avevamo fatto notare che le griglie di scolo non erano adeguate e che il torrente che scorre a ridosso della strada necessitava di un intervento di pulizia.

Poche settimane prima degli eventi qui riportati, avevamo fatto un'ispezione, per verificare lo stato dei corsi d'acqua che da monte trasferiscono le acque a valle, e avevamo accertato che la situazione era, effettivamente, molto rischiosa.

Visti, dunque, i recenti fatti, abbiamo deciso di scrivere un'interrogazione al sig. Sindaco nella quale chiediamo delucidazioni sia riguardo l'accaduto a Comabbio, sia circa l'esistenza o meno di un piano per far fronte ai disastri.

Abbiamo scoperto, infatti, che la frana che si è staccata dalla Pelada nel 2003 non era per niente un «fatto sporadico». In uno studio del 2003, allegato del Piano di Governo del Territorio del 2005, viene riportata una mappa nella quale sono segnati di colore differenti le zone a più o meno alto rischio di frane. In rosso sono segnate le aree denominate ad «alta pericolosità». E queste aree corrispondono a tutta la zona alta della Pelada, fra cui il luogo in cui si staccò la famosa frana che per poco non causò un disastro di proporzioni epiche. 



Ci chiediamo: ma se è noto che il territorio comabbiese è soggetto a frane (come è chiaramente scritto nel documento citato), come mai non si provvede a fare una regolare manutenzione (o una ri-progettazione) di tutto il sistema di scolo delle acque piovane? Dobbiamo forse attendere disastri peggiori prima di accorgerci che uno degli elementi fondamentali per evitare le frane sia proprio il corretto deflusso delle acque piovane? Non serve avere un geologo a portata di mano per conoscere questo semplice assunto.

Al primo evento straordinario (le piogge di questi giorni) si è potuto testare il livello di efficienza del sistema di scolo. Ma soprattutto, si è testata la prontezza con la quale l'Amministrazione è intervenuta: per ore, l'unico che, con un badile in mano e sotto la pioggia battente, si sia messo a pulire le griglie e i tombini in via Busen è stato un volenteroso privato cittadino, che ha atteso ore prima che qualcuno del Comune giungesse ad aiutarlo.  

Ci chiediamo: a parte l'inefficienza manifesta del sistema di scolo delle acque piovane, qual è il piano d'intervento elaborato dall'Amministrazione in caso di eventi quali frane, smottamenti, allagamenti o persino alluvioni? La Protezione Civile di Comabbio è addestrata a tal scopo? E' adeguatamente attrezzata? Esistono specifiche convenzioni con enti ed istituzioni? Chi abita in zone che lambiscono aree ritenute «ad alta pericolosità» lo sa? E' stato informato del rischio? Sa cosa deve fare in caso succedesse qualcosa? 

Questo non è fare allarmismo (come tempo fa si sentì rispondere un cittadino che disse queste stesse cose all'Amministrazione in carica pochi mesi prima che si staccasse la frana), è semmai eccesso di zelo. Ma meglio eccedere nello zelo che non sollevare per niente la questione! 

La giustificazione che ci è stata data dall'Amministrazione è stata: «Siamo stati presi alla sprovvista». Progettare piani d'intervento e tener conto della sempre maggior frequenza di questi eventi (nonché della suscettibilità del nostro territorio ad eventi di ben maggiori proporzioni), serve, appunto, ad evitare di «essere presi alla sprovvista».  

Come sempre, avremo cura di pubblicare su questo stesso sito internet la risposta che ci giungerà dall'Amministrazione, entro 60 giorni come prescrive il Regolamento. Ma nel frattempo, è bene che i cittadini sappiano che la questione è stata sollevata.

Il nostro capogruppo dott. Dario Leoni si è già messo a disposizione dell'Amministrazione, nella sua qualità di Geologo abilitato. La sua provata esperienza nel settore sarebbe sicuramente d'aiuto ad affrontare il problema e a trovare una soluzione. 


Anche perché continuerà a piovere...

venerdì 14 novembre 2014

Quando si usa la forza...






In quest'immagine e nella precedente è raffigurato il torrente in condizioni normali. In essa è ben visibile lo spesso strato di detriti che si è finora accumulato.


In questa e nella precedente, invece, è raffigurato lo stesso torrente in piena


Essere da soli a combattere una guerra con il Comune deve essere troppo difficile. Sarà questo che avrà pensato il sig. C quando ha deciso, insieme ai suoi vicini, di rivolgersi a noi per cercare supporto.

E noi, ovviamente, ci siamo sentiti in dovere di offrire a lui e ai suoi vicini tutto l'aiuto che siamo in grado di dargli.

Tutto cominciò quando, di fronte alla casa del sig. C, effettuarono dei lavori di ampliamento del torrente che raccoglie le acque provenienti dal laghetto al Purà, dalle colline e dal garage del sig. C. Nell'effettuare questi lavori, qualcosa non fu calcolato bene e, non appena nel torrente si accumularono un po' di detriti, subito, con le prime piogge, il garage del sig. C e quello della vicina furono inondati da più di 30 cm d'acqua.

Da 4 anni a questa parte, il sig. C e i suoi vicini non facevano altro che recarsi in Comune con regolarità a chiedere un intervento di pulizia del torrente. In quattro anni, infatti, il loro garage è stato allagato almeno cinque volte, persino il giorno di Natale del 2013! 

Fosse solo la lentezza con la quale in Comune si decideva ad intervenire ad esasperare il sig. C e vicini, si potrebbe parlare della solita «roba all'italiana». 

Ma in questa vicenda c'è di più: c'è il trattamento che il sig. C e i vicini hanno ricevuto sino a questo momento, fatto di promesse mai realizzate e di frasi aggressive rivolte loro da autorevoli esponenti della Maggioranza. Risposte quali «E lei che ne sa di fiumi e corsi d'acqua?» o «Eh, santo cielo! Cosa vuole che sia!». Invece che provvedere affinché la situazione fosse risolta, l'Amministrazione ha messo in dubbio la propria responsabilità che, invece, è palese: è responsabilità del Comune, infatti, provvedere alla manutenzione del torrente, manutenzione che doveva comprendere la correzione di quell'errore di progettazione che causa al sig. C e vicini simili disagi. 

In fin dei conti, il sig. C e vicini chiedevano pochissimo: chiedevano che una ruspa si recasse sul posto per un paio d'ore e rimuovesse tutti i detriti che si erano accumulati nel torrente (come si vede dalle foto), affinché casa loro smettesse di essere una piccola Venezia con l'acqua alta due volte l'anno.

Il sig. Sindaco (Rovelli) aveva promesso al sig. C che per giugno di quest'anno l'Amministrazione sarebbe intervenuta. Giunti a novembre, nessuno aveva ancora avvistato la tanto desiderata ruspa.  

Il sig. C, a questo punto, ha chiesto a noi di intervenire e noi, per prima cosa, siamo andati a fare un dettagliato sopralluogo per capire in cosa consistesse il problema, cosa che in 4 anni nessuno dell'Amministrazione aveva mai fatto. Poi abbiamo suggerito al sig. C e vicini di scrivere all'Amministrazione una lettera nella quale attribuivano all'Amministrazione qualunque responsabilità per i futuri danni causati alle loro proprietà. Mettere nero su bianco e far protocollare, infatti, è un mezzo molto più potente di qualunque sollecito verbale. 

La lettera, firmata da tutti i vicini e compilata secondo tutti i canoni legali, è stata consegnata e protocollata in Comune alle 11.00 di giovedì 13 novembre 2014. 

Il giorno dopo, alle 9.00 del mattino...



sabato 8 novembre 2014

La RIVINCITA degli «incompetenti»


Il 9 maggio di quest'anno fummo definiti dal sig. Sindaco «incompetenti».

Quella volta non ce la prendemmo più di tanto: faceva parte delle normali 'scorrettezze' che in una campagna elettorale sono ritenute lecite.

Oggi, a distanza di qualche mese, ci prendiamo la nostra (seppur magra) rivincita. E lo facciamo «a colpi di Regolamento».

«Ancora Regolamento? Quel muffoso e inutile pezzo di carta?» avrà pensato il sig. Sindaco ricevendo una nostra mozione il 4 ottobre di quest'anno. Probabilmente avrà anche pensato che noi, di Regolamento, sappiamo ben poco. Forse è stato in forza di questa sua convinzione che stava per commettere una grave violazione del Regolamento del Consiglio Comunale e un qualcosa che da alcuni è stato definito addirittura un reato penale.

Oddio, di reato non vogliamo sentir parlare per il momento, non sappiamo se possa essere considerato tale (e invitiamo quanti affermano ciò a moderare i termini). Anche perché, grazie alla nostra inaspettata conoscenza del Regolamento, abbiamo evitato al sig. Sindaco proprio di commettere un qualcosa di cui poi avrebbe dovuto rispondere.

Ma cosa ha fatto di così grave il sig. Sindaco? Ha cercato di liquidare una nostra mozione con una e-mail. Secondo quanto stabilisce il Regolamento (art. 22 comma 5), infatti, qualora uno o più consigliere presentassero una mozione, essa non potrebbe che essere messa all'ordine del giorno del successivo Consiglio Comunale e in quella sede essere messa ai voti. Non si scappa, questa è la procedura.

Ed invece, il sig. Sindaco ha cercato di «insabbiare» la nostra mozione inviandoci una e-mail firmata di suo pugno, nella quale ha scritto di non avere intenzione di fare quanto contenuto nella nostra mozione per strani ed oscuri motivi che ad oggi nessuno è riuscito a svelare.

Qualora il sig. Sindaco non inserisse (come prescritto dal Regolamento) la nostra mozione nel successivo Consiglio Comunale, commetterebbe un grave illecito di cui poi dovrebbe rispondere.

Ma per sua fortuna ci siamo noi. Qui di seguito abbiamo postato il testo della lettera che abbiamo inviato giusto oggi in Comune, all'attenzione del sig. Sindaco. In essa le abbiamo fatto presente quanto è stato appena esposto.

Forse sarebbe troppo chiedere che ci ringraziasse: d'altra parte le abbiamo appena evitato future e spiacevoli conseguenze, non certo gradite a lei come a tutti i comabbiesi... Ma forse un po' più di rispetto per degli «incompetenti» come noi sarebbe gradito.


La nostra lettera di risposta